Chi segue PassoLento conosce la filosofia: camminare piano, fermarsi, guardare. Ma il corpo, per restare capace di farlo negli anni, ha bisogno anche dell'altro estremo. Questa volta il racconto è di un'escursione fatta apposta a ritmo serrato, di nordic walking, da Rivamonte Agordino (950 m) a Forcella Aurine (1300 m): 12,3 km, poco meno di 400 m di dislivello, percorsi in 2 ore e un quarto.
Nessuna sosta prolungata, nessuna contemplazione dilatata: solo il fiato che si fa corto, i bastoncini che battono il tempo sulle pietre, e lo sguardo che comunque - anche a passo veloce - non riesce a ignorare quello che il sentiero mette davanti: boschi feriti da Vaia, fontane perse nel tempo, baite secolari.
Quando il Passo Lento Cambia Passo
Camminare lentamente è una scelta, non un limite: per poterla fare bene, per anni, le gambe e il fiato vanno anche allenati. Da qui nasce l'idea di questa uscita: stessa montagna, stessi sentieri di sempre, ma con un obiettivo diverso. Non fermarsi ad ogni dettaglio, ma tenere un ritmo sostenuto per tutta la salita, usando il nordic walking come lo strumento che è nato per essere: un allenamento cardiovascolare completo, che coinvolge anche la parte superiore del corpo.
Il risultato è un'escursione diversa da quelle che racconto di solito: più breve nel tempo, più intensa nello sforzo, ma capace comunque di attraversare - anche se a passo svelto - alcuni degli scorci più autentici dell'Agordino.
"Anche il passo lento, per esistere, ha bisogno ogni tanto di un passo veloce che lo tenga in forma."
Bastoncini come Compagni di Ritmo
Nel nordic walking a ritmo sostenuto i bastoncini non sono un accessorio: sono il metronomo di tutta l'escursione. Il loro ticchettio sulle pietre del sentiero scandisce il passo, obbliga a non rallentare, aiuta le braccia a spingere e le gambe a risparmiare energia nei tratti più duri. Si sente il loro appoggio ad ogni falcata, un suono secco e regolare che diventa quasi una guida sonora per mantenere l'andatura costante fino in cima.
A Rivamonte, l'andata attraversa il paese passando vicino alla panetteria: è qui che si svolta seguendo i cartelli per Forcella Aurine, per imboccare qualche chilometro più avanti la salita che entra decisa nel bosco.
🥾 Consiglio di PassoLento
Per un'uscita a ritmo sostenuto, regola la lunghezza dei bastoncini un po' più corta del solito: aiuta a spingere di più con le braccia e a mantenere una cadenza più rapida, senza perdere equilibrio sui tratti sassosi.
I Segni di Vaia nel Bosco
Salendo tra gli alberi, il ritmo veloce non impedisce di notare quello che la tempesta Vaia ha lasciato, nell'ottobre 2018, su questi versanti dell'Agordino: tronchi spezzati, radure aperte a forza dove prima c'era solo bosco fitto, il legname ancora accatastato o abbandonato dove è caduto. Anni dopo, la natura sta reagendo - nuovi germogli, sottobosco che si rifà spazio - ma le cicatrici restano ben visibili a chi cammina con lo sguardo attento, anche se il passo è veloce.
È uno dei paradossi di questa escursione: correre, in un certo senso, attraverso i segni di una furia che qui è passata in poche ore e ha cambiato il paesaggio per decenni. Il ritmo serrato delle gambe contro il tempo lentissimo con cui il bosco si sta ricostruendo.
"Vaia ha soffiato per una notte. Il bosco ci metterà una vita a rimettersi in ordine."
Fontane Perse nel Tempo
Anche a ritmo sostenuto, alcune soste sono inevitabili - quelle di pochi secondi, giusto il tempo di uno sguardo. Lungo il percorso si incontrano fontane e vasche di pietra che sembrano dimenticate dal tempo: alcune ancora alimentate da un tubo che scende dal bosco, altre più curate, incastonate negli orti e nei giardini che orlano i primi tratti del sentiero.

Più in alto, il bosco custodisce fontane meno frequentate: vasche di pietra semi sommerse dalla vegetazione, un tempo punto d'acqua per chi lavorava questi versanti, oggi quasi invisibili a chi non le sta cercando. Sono proprio queste, le fontane perse nel tempo, il contrappunto silenzioso al ritmo veloce dei nostri passi.

Baite Secolari, tra Abbandono e Cura
Il sentiero passa accanto a diverse baite secolari: alcune abbandonate, con le porte chiuse da anni e le assi di legno annerite dal tempo; altre invece ben tenute, con le persiane colorate, la legna accatastata sotto la tettoia, i segni di chi le usa ancora. Nessuna delle due situazioni toglie fascino all'altra: sia l'abbandono che la cura raccontano, a modo loro, quanto lentamente cambi la vita su questi monti.

Arrivati a Forcella Aurine, una chiesa in pietra con il tetto in lamiera e una lunga scalinata d'accesso si staglia contro il bosco: un punto di riferimento visibile da lontano, uno di quei luoghi che, a passo lento, avrei fotografato per minuti; a ritmo sostenuto, restano un fotogramma che il fiato corto lascia solo il tempo di incrociare con lo sguardo.

⏱️ Consiglio di PassoLento
Se decidi di fare questa escursione a ritmo sostenuto, torna comunque un'altra volta con calma: alcune baite e fontane meritano una seconda visita, senza l'orologio in testa.
Forcella Aurine, il Traguardo a 1300 Metri
Gli ultimi tratti salgono più decisi, e il fiato si fa la parte più impegnativa dell'intera escursione. Poi, a 1300 m, il bosco si apre su Forcella Aurine: il traguardo di questa uscita, con lo sguardo che finalmente può allargarsi sulle cime circostanti dopo due ore abbondanti di respiro corto e passo battuto dai bastoncini.

Il Ritorno per La Spia
La discesa non ripercorre lo stesso sentiero dell'andata: l'anello si chiude passando per la piccola frazione di La Spia, a 1025 m, ultimo avamposto di case prima di rientrare a Rivamonte. Anche a ritmo sostenuto, scendendo, lo sguardo si allarga per un momento sulle prime case e sulle nuvole basse che spesso, in questa valle, si posano sulle cime a fine giornata.

È un anello diverso da quelli lenti: non c'è la sensazione di aver assaporato ogni singolo passo, ma quella - altrettanto vera - di aver rimesso alla prova il proprio fisico, di aver ritrovato per due ore abbondanti le pulsazioni alte e il fiato corto che il passo lento, per sua natura, non chiede mai. Ed è comunque bastato tenere gli occhi aperti per portarsi a casa i boschi di Vaia, le fontane dimenticate e le baite secolari che questo versante dell'Agordino continua a custodire, a qualunque velocità si scelga di attraversarlo.
"Non serve scegliere per sempre tra il passo lento e il passo veloce: la montagna, se la ascolti, si racconta comunque, a qualunque ritmo tu la stia camminando."
Informazioni Pratiche
Domande Frequenti
Da dove parte l'escursione per Forcella Aurine?
Si parte dal centro di Rivamonte Agordino, a 950 m di quota, in provincia di Belluno (Veneto): l'andata attraversa il paese passando vicino al canattiere, dove si svolta seguendo i cartelli per Forcella Aurine.
Quanto dura l'escursione a ritmo sostenuto da Rivamonte Agordino a Forcella Aurine?
A ritmo serrato di nordic walking, i 12,3 km con quasi 400 m di dislivello si percorrono in circa 2 ore e un quarto. A passo più tranquillo il tempo può allungarsi sensibilmente.
È un percorso adatto al nordic walking?
Sì, il fondo del sentiero, tra sterrato e tratti sassosi, si presta bene all'uso dei bastoncini da nordic walking, utili sia per il ritmo che per l'appoggio nei tratti più sconnessi.
Cosa si vede lungo il percorso verso Forcella Aurine?
Il sentiero attraversa boschi ancora segnati dalla tempesta Vaia del 2018, incontra fontane e vasche di pietra ormai poco frequentate, e passa accanto a diverse baite secolari, alcune abbandonate e alcune ancora ben tenute.
Qual è il dislivello e la quota massima di questa escursione?
Si parte da Rivamonte Agordino, a 950 m, e si arriva a Forcella Aurine, a 1300 m, per un dislivello complessivo di poco meno di 400 m su 12,3 km di sviluppo.